Nel 1933, quando il democratico Franklin D. Roosevelt fa il suo ingresso ufficiale alla Casa Bianca, l’America è in ginocchio. Wall Street è annichilita dopo il cosiddetto giovedì nero del ‘29, la disoccupazione sfiora il 25%, le banche falliscono a catena o chiudono per evitare il bank run, la corsa ai prelievi. Come se non bastasse, la produzione industriale è dimezzata e in grosse difficoltà. L’entusiasmo che aveva contraddistinto gli anni ruggenti del periodo post primo conflitto mondiale, ormai è solo un ricordo. Servono risposte forti, rapide e mai viste prima, serve un new deal. È il “patto nuovo” del primo accorato discorso presidenziale, una delle tracce che gli studenti italiani potevano scegliere di sviluppare nella prima prova di maturità 2025.
All’inizio probabilmente era solo uno slogan per le masse, uno slancio retorico senza basi teoriche, ma poi è diventato una strategia economica strutturata e controversa, fondata su tre pilastri fondamentali, le tre R: Relief, Recovery, Reform.
RELIEF – Soccorso immediato
Il primo passo era fermare l’emorragia sociale, questo nei famosi proverbiali 100 giorni di presidenza. Il New Deal introduce per la prima volta nella storia americana un sistema di sussidi alla disoccupazione, aiuti alle famiglie, programmi alimentari. Vengono istituite agenzie pubbliche come la Federal Emergency Relief Administration (FERA) per distribuire fondi federali ai più colpiti, per i giovani invece nasce il Civilian Conservation Corps (CCC), un programma che impiega centinaia di migliaia di ragazzi in lavori pubblici: piantano alberi, costruiscono sentieri, bonificano territori. Non è solo lavoro, ma dignità.
RECOVERY – Ripresa economica
Il secondo obiettivo è far ripartire il motore produttivo. Lo Stato investe direttamente in infrastrutture: ponti, strade, dighe, ferrovie, centinaia di migliaia di km di cemento. Nasce la Public Works Administration (PWA), che di fatto appalta grandi opere creando occupazione e stimolando la domanda.
Nel settore agricolo, viene istituita l’Agricultural Adjustment Act (AAA): per combattere la sovrapproduzione, il governo sovvenziona gli agricoltori affinché riducano le coltivazioni, stabilizzando così i prezzi e i redditi. Anche l’industria viene regolata con il National Industrial Recovery Act (NIRA), che punta a fissare salari minimi, orari di lavoro e prezzi minimi, per fermare la corsa al ribasso che aveva devastato il mercato.
REFORM – Riforme strutturali
Il New Deal non si limita alla cura d’urto, ma cambia le regole del gioco: introduce controlli sul sistema bancario e finanziario, crea la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) per garantire i depositi bancari (e ridare fiducia ai risparmiatori) e approva il Glass-Steagall Act, che separa le banche commerciali da quelle d’investimento.
Nasce anche la Social Security Act (1935), il primo sistema federale di previdenza sociale: pensioni, assicurazioni contro la disoccupazione e assistenza sanitaria per anziani e disabili.
Perché è un tema attuale anche oggi
Il New Deal fu criticato all’epoca e lo è stato anche dopo. La scuola austriaca d’economia per esempio sostiene che quel tipo di interventismo fosse privo di una qualche coerenza tra le varie iniziative e che le conseguenze positive, come il ritorno della disoccupazione ai livelli pre-crisi, furono per lo più temporanee. Questo perché Roosevelt non seguiva una vera e propria filosofia economica, ma cavalcava l’entusiasmo dei suoi ferventi collaboratori, i quali avanzavano proposte non sempre efficaci e a volte in contraddizione le une con le altre.
A lui e alla sua strategia però va il merito di aver cambiato il rapporto tra economia e stato, di aver risollevato la fiducia dei cittadini e di aver dimostrato che una crisi può essere superata non solo intervenendo sul mercato, ma anche con visione politica e investimenti pubblici intelligenti. Oltretutto, il brano di Piers Brendon si apriva anche ad una riflessione sul potere e la comunicazione politica, tema attualissimo oggi.
Per i giovani studenti questa lezione è fondamentale: in un’epoca di instabilità economica, rivoluzione tecnologica e nuove disuguaglianze, capire come lo Stato può (e deve) agire è una chiave per orientarsi nel mondo del lavoro e della finanza.